Maxi incendio in deposito giudiziario: nube tossica e indagine della Procura

Un rogo di vaste dimensioni è scoppiato nella tarda mattinata del 6 agosto in un deposito giudiziario di Pompei, in via Ripuaria. Le fiamme hanno avvolto centinaia di veicoli e materiali custoditi all’interno della struttura, generando una nube nera e densa che si è alzata in cielo ed è stata visibile a chilometri di distanza, fino a Napoli e Castellammare di Stabia.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, supportati da diverse autobotti, per domare l’incendio e impedire che le fiamme raggiungessero le abitazioni vicine. In via precauzionale alcune famiglie residenti sono state evacuate.

La Procura di Torre Annunziata ha aperto un’indagine per fare chiarezza sulle cause dell’incendio: al momento non si esclude alcuna pista, dall’incidente fortuito al gesto doloso. I carabinieri hanno avviato i primi rilievi per accertare eventuali inneschi volontari.

Secondo quanto riferito dall’ARPAC, le analisi dell’aria confermano la presenza di sostanze potenzialmente nocive, ma non si registrano al momento livelli di inquinanti oltre la soglia di rischio per la salute. Resta comunque l’invito alla popolazione a limitare le attività all’aperto nelle zone immediatamente vicine.

Il rogo di Pompei evidenzia ancora una volta la fragilità della gestione dei depositi giudiziari, spesso colmi di mezzi sequestrati e facilmente infiammabili. Una vicenda che ora sarà al centro di verifiche giudiziarie e politiche, mentre la città fa i conti con la paura e la nube tossica che ha oscurato il cielo d’estate.

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