Indagini in corso sulla morte dei tre operai. Si attendono gli interrogatori degli indagati

di Rori Albini

È stato convalidato ieri il sequestro del cantiere di via San Giacomo dei Capri, all’Arenella, dove venerdì mattina tre operai hanno perso la vita precipitando da un cestello aereo. Il mezzo resta ancora incastrato sul balcone dell’ultimo piano del civico 156, dove i vigili del fuoco lo hanno messo in sicurezza. La Procura di Napoli affiderà lunedì l’incarico per le perizie tecniche e autoptiche: si indaga per omicidio colposo plurimo.

Le vittime sono Luigi Romano, 67 anni, di Arzano; Ciro Pierro, 62, di Calvizzano; e Vincenzo Del Grosso, 54, residente in via Duomo. L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Nicola Gratteri e dall’aggiunto Antonio Riccio, ha già portato sotto osservazione quattro figure: l’amministratore del condominio, il coordinatore della sicurezza, il titolare della ditta individuale Pietroluongo Vincenzo e la società Napoletano, che ha fornito l’attrezzatura.

Secondo i primi accertamenti, solo uno dei tre operai risultava assunto regolarmente. Gli altri due lavoravano in nero, e uno percepiva anche un sussidio di disoccupazione. La Procura ha quindi avviato un doppio filone d’indagine: non solo sulle cause dell’incidente, ma anche sullo sfruttamento del lavoro irregolare.

Le condizioni del cantiere sollevano gravi interrogativi: assenti le tabelle obbligatorie all’ingresso, e secondo le prime verifiche, neanche le attrezzature minime di sicurezza sarebbero state presenti. Gli operai, al momento dell’incidente, non indossavano caschi né cinture. Se fossero stati imbracati, con ogni probabilità sarebbero rimasti sospesi, evitando la morte.

L’impianto di sollevamento, noleggiato “a freddo” dalla ditta Napoletano – cioè senza operatore – era stato poi montato dal personale della stessa impresa edile. L’avvocato Giovanni Fusco, legale della ditta noleggiatrice, sottolinea che il montaggio non rientrava nei compiti dell’azienda e che il titolare è «devastato dall’accaduto». Anche la ditta Pietroluongo, difesa dall’avvocato Dario Raucci, ritiene che il problema sia stato un difetto strutturale dell’impianto.

Il cestello, progettato per reggere fino a 400 chili, trasportava tre uomini e due rotoli di bitume. Sotto osservazione anche il fissaggio delle assi verticali, eseguito – secondo indiscrezioni – proprio da uno dei manovali poi deceduti. Si cercano riscontri sulla tenuta dell’ancoraggio, elemento cruciale per chiarire le cause del distacco.

Il deputato di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli ha annunciato un’interrogazione parlamentare sulla vicenda. Intanto emergono anche precedenti inquietanti. Il titolare della ditta Pietroluongo, coinvolta nell’attuale inchiesta, era già stato condannato in primo grado nel 2022 – poi prescritto in appello – per un analogo incidente del 2015: un operaio precipitò dal sesto piano e rimase paralizzato. Nessun risarcimento è mai arrivato.

Gli indagati verranno ascoltati nei prossimi giorni.  Le indagini, però, potrebbero presto allargarsi anche ad altri soggetti responsabili della sicurezza e degli eventuali controlli mai eseguiti.

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