Russia e India rafforzano la cooperazione nella lotta al terrorismo. Perché Nuova Delhi è uno dei partner strategici più importanti per Mosca

di Francesco Caputi

 

La Russia e l’India si impegnano a “rafforzare la cooperazione” nella lotta al terrorismo e a “intensificare la coordinazione bilaterale alle Nazioni Unite”. E’ quanto dichiarano i Ministeri degli Esteri russo e indiano.

Le dichiarazioni sono arrivate subito dopo l’incontro di ieri fra il viceministro degli Esteri russo, Sergey Vershinin, e il Segretario (Ovest) del Ministero degli Esteri indiano, Sanjay Verma, e quattro giorni dopo l’astensione dell’India al voto alle Nazioni Unite sulle riparazioni che Mosca dovrebbe pagare per la guerra in Ucraina. “L’era di oggi non deve essere di guerra”, aveva detto il Primo Ministro indiano Narendra Modi a Vladimir Putin durante il vertice di Samarcanda a settembre. Questa stessa frase è stata inserita nella dichiarazione finale del G20 di Bali.

Sin dall’inizio della guerra in Ucraina, l’India ha più volte invitato Kiev e Mosca a negoziare e porre fine al conflitto. Nuova Delhi, infatti, teme che la guerra possa limitare il suo sviluppo economico. Tuttavia, non ha mai condannato esplicitamente la Russia per l’invasione e non ha mai aderito alle sanzioni decise dall’Occidente. Fra Russia e India esiste una partnership strategica sin dai tempi sovietici: estremamente stretti sono i legami tra i due Paesi per quel che riguarda il commercio di armi russe, dalle quali Nuova Delhi dipendente fortemente, e del petrolio. Russia e India starebbero addirittura discutendo la possibilità di una “produzione congiunta di armamenti moderni”, secondo quanto ha affermato a inizio novembre il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov dopo l’incontro con il suo omologo indiano Subrahmanyam Jaishankar. L’India è, inoltre, uno dei principali acquirenti di fertilizzanti e carbone.

L’India rappresenta quindi una chiara sponda per la Russia, oberata dalle sanzioni occidentali, e anche in materia di investimenti è forte la cooperazione fra i due Paesi: Mosca ha aperto alle imprese indiane che intendono investire in Russia e ha effettuato a luglio il primo test del nuovo Corridoio di trasporto internazionale nord-sud, che, passando per l’Iran, dovrebbe velocizzare i collegamenti.

Mosca e Nuova Delhi, inoltre, si considerano reciprocamente contrappesi geopolitici e diplomatici alla Cina e all’Occidente a guida statunitense.

Nonostante la forte cooperazione tra i due Paesi, l’India non rinuncia però agli Stati Uniti. Nonostante alcuni punti di contrasto, come l’Iran (utile a Nuova Delhi in funzione anticinese) e il Pakistan, nemico dell’India che mantengono però legami con Washington, gli investimenti americani in India sono maggiori di quelli russi, e gli indiani continuano comunque a considerare gli Stati Uniti e il Quad, l’alleanza strategica informale Australia, Giappone, USA e India, fondamentali per contenere l’espansionismo cinese nell’Indo-Pacifico. Il ruolo ricoperto dall’India come principale contrappeso geopolitico a Pechino, utile agli americani, potrebbe quindi spiegare la “tolleranza” statunitense dei rapporti indo-russi.

L’India come guida dei Paesi in via di sviluppo

L’India mira, quindi, ad una diversificazione dei partner internazionali, per contrastare Pechino e portare avanti lo sviluppo del Paese. Secondo gli analisti, Nuova Delhi ha assunto quindi un ruolo di “ponte” fra gli antagonisti e aspirerebbe ad utilizzare la sua crescente influenza per divenire “voce dei Paesi in via di sviluppo”. Happymon Jacob, professore associato di diplomazia e disarmamento alla Jawaharlal Nehru University (JNU) di Nuova Delhi, ha affermato che la presidenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che l’India assumerà a dicembre “arriva in un momento in cui il mondo sta prestando molta attenzione all’energia rinnovabile, all’aumento dei prezzi e all’inflazione”. “C’è la sensazione – ha aggiunto Jacob – che l’India sia vista come il Paese chiave che può provvedere alle necessità della regione dell’Asia del Sud e oltre”.

Secondo Harsh V. Pant, professore di relazioni internazionali al King’s College London, “l’idea di Modi è quella di mostrare l’India come un Paese in grado di rispondere alle sfide odierne facendo eco alle preoccupazioni che alcuni dei Paesi più poveri hanno riguardo all’ordine globale contemporaneo”.

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