Omicidio del sindaco Vassallo, 9 indagati

Omicidio e associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga: questi i reati su cui indagano i carabinieri del Ros di Roma e quelli di Salerno. Nove gli indagati a vario titolo coinvolti nell’uccisione del sindaco di Pollica Angelo Vassallo. Di questi, tre sono carabinieri, quattro sono imprenditori, e due sono esponenti di un clan camorristico.

Secondo i carabinieri, Vassallo sarebbe stato ucciso perché voleva svelare un traffico di droga che gravitava attorno al porto turistico di Acciaroli. L’omicidio avvenne la notte del del 5 settembre 2010: il sindaco fu ucciso a colpi di pistola, mentre tornava a casa a bordo della sua auto. Due minuti dopo la morte del sindaco di Pollica, il carabiniere Luigi Molaro telefonò al tenente colonnello Fabio Cagnazzo, che non rispose. I due, però, subito dopo, si incontrarono a cena. Sarebbe così cominciata la loro presunta attività di “sviamento delle indagini”.

Secondo quanto emerge dall’inchiesta, il tenente colonnello Cagnazzo era un “grande amico” dei fratelli Domenico, Giovanni e Federico Palladino, imprenditori di Acciaroli considerati parte attiva nel traffico di droga che il sindaco intendeva svelare.

Negli atti dell’inchiesta si legge che Cagnazzo “aveva indirizzato in varie occasioni presso la struttura alberghiera ‘Tre palme’ dei Palladino le famiglie di collaboratori di giustizia appartenenti a clan camorristici del napoletano”. Inoltre, avrebbe consigliato ai tre imprenditori di coinvolgere il carabiniere Cioffi nella gestione di alcune pompe di benzina.

Cagnazzo e Molaro erano ufficialmente in vacanza, e questo ha insospettito gli inquirenti. Cagnazzo, infatti, giunto sul luogo del delitto al momento dei rilievi effettuati dalla polizia giudiziaria competente, sentì “informalmente” un possibile testimone (un altro carabiniere che viveva lì vicino) e poi, insieme a Molaro, si impossessò delle registrazioni delle telecamere di sorveglianza di un esercizio commerciale. Secondo l’accusa, le riprese sarebbero state usate “per indirizzare le attività investigative” nei confronti di uno spacciatore estraneo all’omicidio.

Secondo la Dda di Salerno, ciò costituisce un “palese travalicamento delle proprie competenze da parte dell’ufficiale e del suo ex subordinato” e “allo stato degli atti, appare di oggettivo depistaggio delle investigazioni”.

Lascia un commento