Stati Uniti, la Corte Suprema abolisce la sentenza Roe v. Wade sul diritto all’aborto

Di Francesco Caputi

Ieri la Corte Suprema degli Stati Uniti ha abolito la sentenza Roe v. Wade del 1973, che riconosceva l’aborto come diritto federale. Adesso, quindi, i singoli Stati potranno applicare le loro leggi in materia e addirittura vietare l’aborto, eccetto nei casi in cui la vita della madre è in pericolo.

Nella sentenza che ha abolito la Roe v. Wade si legge “La Costituzione non conferisce il diritto all’aborto”. La decisione della Corte Suprema ha ottenuto 6 voti favorevoli e 3 contrari.

In alcuni Stati (Georgia, Idaho, Iowa, Michigan, South Carolina, Texas, West Virginia, Alabama e Ohio) è già stato avviato l’iter per abolire l’aborto. In altri, invece (Arkansas, Idaho, Mississippi, Missouri, North Dakota, Kentucky, Louisiana, Oklahoma, South Dakota, Tennessee, Texas, Utah and Wyoming), il divieto di abortire, secondo quanto prevedono le loro leggi, è già entrato in vigore automaticamente. Ken Paxton, procuratore generale del Texas, ha annunciato che, da questo momento, le strutture che offrono le interruzioni di gravidanza possono essere considerate “responsabili penalmente a partire da oggi”.

Biden: “Un giorno triste per il Paese”. La condanna dei Democratici

“Oggi è un giorno triste per la Corte suprema e il Paese”, ha commentato il presidente degli Stati Uniti Joe Biden. “La Corte suprema Usa ha portato via un diritto costituzionale”. Ribaltare la sentenza è “un tragico errore”, frutto di una “ideologia estrema” dominante nella Corte suprema, ha aggiunto Biden. Ora “sono a rischio la salute e la vite delle donne nel Paese”.

“Le donne devono rimanere libere di viaggiare in sicurezza in un altro stato per cercare le cure di cui hanno bisogno”. “Se una donna vive in uno stato che vieta l’aborto, la decisione della Corte Suprema non le impedisce di viaggiare in uno stato che lo consente”.

Forte condanna della sentenza da parte dei Democratici. “Crudele” e “scandalosa”, un “insulto” per le donne, l’ha definita la speaker della Camera Nancy Pelosi. “La teoria legale rivendicata dalla Corte Suprema per ribaltare la Roe v Wade mette a rischio anche altri diritti”, ha detto la vicepresidente Kamala Harris.

Secondo l’ex presidente statunitense Barack Obama, la sentenza della Corte Suprema è un attacco alle “libertà fondamentali di milioni di americani”.

Il Governatore dello Stato di New York: “L’aborto resta accessibile qui”

Ovviamente non tutti gli Stati aboliranno l’aborto. California, Oregon e Washington hanno annunciato il loro impegno nella difesa di questo diritto. “L’accesso all’aborto è un fondamentale diritto umano e resta sicuro, accessibile e legale a New York”, ha detto il governatore dello Stato Kathy Hochul. Analoghe le parole del sindaco della città di New York, Eric Adams. “Qui siete le benvenute”, assicura.

Esultano i Repubblicani. Pence: “Ha vinto la vita”

La sentenza che ha abolito la Roe v. Wade è stata invece accolta con soddisfazione dai Repubblicani. “Ha vinto la vita”, ha commentato l’ex vicepresidente Mike Pence. Una decisione “coraggiosa” e “corretta”. “È una storica vittoria per la costituzione e la società”, afferma il leader dei repubblicani in Senato, Mitch McConnell. “Plaudo a questa storica sentenza che salva vite umane”, scrive su Twitter il leader dei repubblicani alla Camera, Kevin McCarthy.

Anche l’ex presidente americano Donald Trump ha espresso un parere positivo sulla sentenza: “E’ la volontà di Dio”, ha detto.

Le reazioni dall’estero

Anche al di fuori degli Stati Uniti la sentenza della Corte Suprema è stata commentata. Il presidente francese Macron su Twitter scrive: “L’aborto è un diritto fondamentale per tutte le donne. Deve essere protetto. Desidero esprimere la mia solidarietà alle donne le cui libertà sono oggi messe in discussione dalla Corte Suprema degli Stati Uniti”.

“I diritti sessuali e riproduttivi sono il fondamento di una vita di scelta, emancipazione e uguaglianza per le donne e le ragazze del mondo. Limitare l’accesso all’aborto non impedisce alle persone di cercare un’interruzione di gravidanza, la rende solo più mortale“, afferma Stephane Dujarric il portavoce del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.

“Un grande passo indietro”, ha commentato il premier britannico Boris Johnson. “Io ho sempre creduto nel diritto di scelta delle donne“, ha aggiunto.

Reazioni anche dall’Italia. La Corte Suprema “contemporaneamente dice no alle donne e sì alle armi”, ha detto il segretario del Partito Democratico Enrico Letta. “Un ritorno indietro che genera sconcerto, alimenterà sofferenze e farà divampare i conflitti. Da noi nessun ritorno al Novecento”.

“La sentenza della Corte Suprema dopo 50 anni cancella il diritto di aborto negli Usa a livello federale, perdendo così il livello di costituzionalità, è un richiamo forte anche per noi, donne e uomini in Italia e in Europa: sui diritti non si può mai rimanere fermi, se non si va avanti si rischia di andare indietro”, afferma la senatrice di +Europa Emma Bonino. “Se non si conquistano maggiori spazi di libertà e responsabilità, il rischio è di perdere conquiste che sembravano immodificabili. Dobbiamo esserne tutte e tutti consapevoli, anche nelle battaglie politiche, perché non è vero che ‘si è tutti uguali’, specialmente sul tema dei diritti, e in particolare su quelli delle donne. Ora saranno i singoli Stati a decidere, un po’ come avviene in Europa: basti pensare a Polonia e Ungheria, oltre ai rigurgiti antiabortisti anche nel nostro Paese, a disciplinare questa libertà”.

Esulta il leghista Simone Pillon: “Una grandissima vittoria”, ha commentato. “Ora portiamo anche in Europa e in Italia la brezza leggera del diritto alla vita di ogni bambino, che deve poter vedere questo bel cielo azzurro. Lavoreremo per questo, senza metterci contro nessuno ma restando dalla parte delle mamme, dei papà e dei loro bambini”, ha aggiunto.

Salvini ha preso le distanze da Pillon: “Credo nel valore della vita, dall’inizio alla fine, ma a proposito di gravidanza l’ultima parola spetta sempre alla donna”, ha detto il leader della Lega.

Nessun esponente di Fratelli d’Italia si è espresso sulla sentenza della Corte Suprema.

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