Allarme disoccupazione giovanile, l’Italia seconda in Europa. Il commissario europeo al Lavoro Schmidt: “Situazione critica”

di Francesco Caputi

 

L’Italia è seconda in Europa per il tasso di disoccupazione giovanile. E’ quanto risulta dai dati Eurostat, secondo cui, a settembre 2021, si è registrato un aumento del tasso di disoccupazione dal 28% al 29,8% riguardante soprattutto i giovani al di sotto dei 25 anni. In Grecia, invece, il tasso di disoccupazione giovanile è passato dal 32,8% al 24,5%.

A rendere ancora più chiaro quanto sia grave la situazione i dati di settembre 2020: allora il tasso di disoccupazione giovanile era al 18,8%.

Dati preoccupanti erano stati dati a luglio 2021 anche dall’Ocse, che, in un rapporto, affermava che “l’Italia è uno dei pochi paesi Ocse in cui il tasso di disoccupazione giovanile è rimasto vicino al suo livello massimo per tutta la primavera del 2021”.

Il commissario europeo al Lavoro Schmidt: “In Italia carenza di competenze tecniche e salari bassi”

Recentemente, a gennaio, sull’emergenza del lavoro giovanile si è espressa anche la Commissione europea, che ha pubblicato un rapporto sul mercato del lavoro nell’UE. Il commissario europeo al Lavoro, Nicolas Schmidt, al Sole 24 ore, ha definito la situazione italiana “critica”. “La situazione sociale riflette la situazione economica degli ultimi 20 anni, segnata da una profonda stagnazione”, ha detto Schmidt. Secondo il commissario, alla base di questa emergenza “vi è la carenza di manodopera”, “la carenza di competenze tecniche” e il fatto che “spesso i salari sono bassi”.

“Se vogliamo attirare nuovi lavoratori nell’edilizia, tanto per fare un esempio – ha proseguito – bisognerà pagarli meglio”. “Bisogna investire in competenze specifiche e in modo mirato, tanto più che con l’invecchiamento della popolazione la situazione peggiorerà”.

Inoltre  “bisogna indurre un cambio di mentalità e uscire dall’idea che si trova lavoro perché si conosce lo zio di un amico”.

In Italia infatti, secondo il politico lussemburghese, a peggiorare la situazione lavorativa per i giovani sarebbero anche alcuni retaggi culturali, tra cui, appunto, la cosiddetta “abitudine clientelare”. Secondo  Schmidt, bisogna “agire dai primi anni di scolarizzazione e ridefinire il contratto sociale” perché l’istruzione in Italia “in quanto strumento di ascensore sociale non funziona più. Sforna diplomi inutili o esclude molti giovani”.

Anche secondo un rapporto Istat di dicembre 2020, l’Italia si colloca fra gli ultimi posti per il tasso di laureati (27,8% nel 2018 a fronte di una media europea pari al 40,7%). Pochi laureati in Italia soprattutto nelle discipline Stem, a causa, molto probabilmente, del cattivo insegnamento di queste materie nelle scuole e al disinteresse degli insegnati verso il mondo del lavoro. I licei sono ai primi posti per quanto riguarda le iscrizioni alle scuole superiori e molti ragazzi si orientano verso titoli di studio con scarsissimi sbocchi lavorativi.

La disoccupazione giovanile nel Sud Italia

Se il quadro della situazione lavorativa per i giovani è sconfortante a livello nazionale, nel sud del Paese la situazione si aggrava. Si registra infatti un notevole aumento di giovani laureati che emigrano all’estero o nelle regioni del nord. Secondo una statistica della Svimez, sarebbe infatti di oltre un milione il numero di persone emigrate dal Sud, e il 30% di questi è laureato.

A rendere ancora più chiara la situazione gli indici di ricambio del personale. Se al centro-nord quest’indice è dello 0,70, nel sud è dello 0,58. Gravissima la situazione a Napoli, dove l’indice è pari allo 0,40, per non parlare del personale pubblico laureato, che nel capoluogo campano raggiunge solamente la cifra del 19,60%.

Preoccupanti i dati riportati da Eurostat riguardo alla disoccupazione nel sud Italia, che è addirittura maggiore di quella in tutta la Germania. Se in quest’ultima sono 488,9mila i disoccupati, nell’Italia meridionale sono 695mila.

Sempre secondo Eurostat, le Regioni del Sud Italia sono tra le peggiori 15 in Europa per il livello di disoccupazione. Fra queste 15 la Campania.

L’esperienza di Valerio C.: “In Italia non mi consideravano neanche con 4 lauree”

Valerio C. è un giovane napoletano di 30 anni, con una laurea in ingegneria chimica, una laurea in biologia marina e una in pianoforte al Conservatorio. Come tanti giovani del sud, anche lui è stato costretto a emigrare all’estero.

Abbiamo raccolto il suo sfogo sulla situazione italiana tramite il suo profilo Fb. Il nostro essere cresciuti con la consapevolezza di vivere in un paese che è una giungla lavorativa – racconta  il fatto di sapere che senza una laurea triennale, magistrale, master e contromaster nessuno ci avrebbe considerato ed il fatto che, dopo tutto questo, bisogna comunque sgomitare in un mondo del lavoro precario dove le risorse giovani vengono più sfruttate che realmente formate ci rende tanti ‘Rambo’ nel lavoro, dove la differenza tra noi, che sgobbiamo e studiamo con sacrifici, ed uno che ha sempre vissuto nel benessere e nella sicurezza, si sente anni luce”.

“Se vuoi risolvere calcoli velocemente – prosegue  chiami magari un indiano o un cinese che obiettivamente sono delle macchine in questo, ma se vuoi risolvere qualcosa in ambito sociale o organizzativo, che richieda ottime soft skills e velocità di esecuzione, all’estero si rivolgono all’ italiano del gruppo (ovviamente se qualificato per quel tipo di cosa)”.

“Il succo del discorso è-continua il giovane con le 4 lauree– i ragazzi italiani sono bravi e competitivi nel mondo del lavoro e gli unici a cui sembra non fregare niente sono i datori di lavoro italiani, che offrono come prima cosa stage a 500 euro dopo che uno ha studiato dai 5 ai 10 anni successivi al liceo”.

Molta la rabbia di questo giovane che, dopo tante porte in faccia in Italia, si sfoga: “È triste scoprire, dopo essersi trasferiti all’estero, che lavori per i quali in Italia si richiede titolo di studio una laurea ad Harvard e come esperienza lavorativa ‘3 anni alla NASA’ vengono tranquillamente svolti da gente che a stento hanno una laurea triennale ed a volte anche solo un diploma”. “In Italia non mi consideravano neanche con 4 lauree, ma almeno mi illudevo di avere una chance in piú”.

“Napoli la amo con tutti i suoi difetti – conclude – è un posto bellissimo e mi manca ogni giorno da quando me ne sono andato, ma allo stesso tempo la odio, perché è come la ragazza di cui sarai sempre innamorato, ma che non potrai mai avere, a meno che non rinunci ai tuoi sogni”.

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