Ucraina, stallo nei colloqui USA-Russia

di Francesco Caputi

 

A Ginevra, lunedì, Sergei Ryabkov, viceministro degli Esteri russo, e Wendy Sherman, vicesegretaria di Stato americana, si sono incontrati per trovare un accordo sulla questione ucraina. La Russia, infatti, da alcuni mesi, sta ammassando migliaia di truppe al confine ucraino (attualmente circa 100.000), e a Washington crescono i timori per una possibile invasione russa dei territori orientali del Paese, in maniera simile a quanto accadde nel 2014 con la Crimea. Per come sono disposte al momento le truppe russe (circondano il Paese da tre lati), potrebbero attaccare l’Ucraina con un movimento a tenaglia. Le perdite che le forze armate di Kiev potrebbero infliggere a Mosca, tuttavia, sarebbero molto gravi.
Mosca, da parte sua, invece, accusa la NATO di voler espandersi ad Est, minacciando così la Russia, e nega qualsiasi intenzione di voler invadere l’Ucraina. La Russia giustifica la sua decisione relativa all’ammassamento di truppe al confine affermando di volersi difendere da una presunta minaccia costituita dall’acquisto dell’Ucraina di razzi terra-aria di fabbricazione americana.

Queste le richieste messe sul tavolo dei negoziati da entrambe le parti:

  • La Russia chiede che l’Ucraina e anche la Georgia restino fuori dalla NATO, che l’Alleanza atlantica rinunci a qualsiasi espansione verso est, che vengano rimosse le armi nucleari da tutta l’Europa e che vengano rimosse tutte le truppe statunitensi dai Paesi che sono entrati a far parte della NATO nel 1997;
  • Gli Stati Uniti, pur dimostrandosi disposti ad acconsentire in parte ad alcune richieste russe (limitare il numero di missili in Ucraina e le esercitazioni militari in Europa dell’Est), rifiutano decisamente qualsiasi richiesta relativa alla rimozione di armi nucleari dal continente europeo e di truppe dai Paesi entrati nell’Alleanza atlantica nel ’97. E, soprattutto, resta completamente fuori questione la richiesta di escludere l’Ucraina dalla NATO. Le porte dell’Alleanza atlantica, secondo la vicesegretaria di Stato americana Sherman, resteranno sempre aperte a Kiev. “Gli Stati Uniti non permetteranno a nessuno di chiudere sbattendo la politica Nato sulla ‘porta aperta’ ”, ha detto Sherman.

E’ una situazione di stallo, un “muro contro muro”. Nessuna delle parti sembra essere disposta a cedere alle richieste dell’altra. E il timore di una possibile invasione russa non abbandona Washington, che, anzi, si dice pronta a difendere l’Ucraina. “Abbiamo chiarito che, se la Russia invade ulteriormente l’Ucraina, ci saranno costi significativi e conseguenze ben più gravi di quelle che hanno affrontato nel 2014”. ha detto Sherman. “Questi costi includeranno sanzioni finanziarie, che colpiranno istituzioni chiave, oltre a controlli delle esportazioni che mirano a industrie chiave”. E neanche a Mosca sembra abbassarsi la diffidenza verso gli Stati Uniti: secondo dirigenti americani contattati dal New York Times, la Russia avrebbe infatti trasferito degli elicotteri militari al confine ucraino.

Anche l’Unione Europea, che è stata però esclusa, insieme all’Ucraina dai colloqui di Ginevra, ha espresso le sue preoccupazioni per l’ammassamento di truppe russe al confine ucraino. “Oltre 100mila truppe russe ammassate ai confini con l’Ucraina non sono lì per prendere il caffè, non si può escludere l’ipotesi di un conflitto armato – ha detto l’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE Josep Borrell – La presenza delle truppe e la retorica che viene da Mosca, sul fatto che l’Ucraina non debba uscire dalla sfera d’influenza russa, creano preoccupazione, sia agli ucraini che all’Ue e alla Nato”.

L’esclusione dell’Ucraina dai colloqui di Ginevra non è stata di certo gradita da Kiev. Secondo Kostiantyn Yelisieiev, ex ambasciatore ucraino presso l’Unione Europea, ciò renderebbe l’Ucraina “ostaggio” della Russia.

L’Unione Europea parteciperà ai colloqui NATO-Russia di oggi, mercoledì, a Bruxelles, e a quelli dell’OSCE a Vienna giovedì, questa volta insieme all’Ucraina. Gli Stati Uniti infatti assicurano che non verranno prese “decisioni sull’Europa senza l’Europa” né “decisioni sull’Ucraina senza l’Ucraina”.

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