Progressismo e influencer: gli stereotipi che gravano sulla generazione Z

di Francesco Caputi

 

Lo stereotipo del giovane della generazione Z progressista, “liberal” e “woke” (come direbbero gli americani) è abbastanza diffuso. Ma si tratterebbe, appunto, di uno stereotipo. Recenti sondaggi indicano infatti che in realtà la generazione Z (quella dei nati fra il 1995 e il 2010) è molto più conservatrice di quanto ci si possa aspettare. Secondo quanto si legge su Forbes, gli “zoomer” sarebbero addirittura “la generazione più conservatrice dalla fine della Seconda guerra mondiale”.

Gli studi

Secondo un sondaggio di The Gild condotto nel Regno Unito, su 2000 adulti intervistati su temi quali matrimoni gay, legalizzazione della marijuana e transessualità, il 59% degli zoomer considera la propria opinione su questi temi “conservatrice” o “moderata”. Ben altri risultati arrivano dalle persone della generazione Millennial (1981-1996) e anche da quelle della generazione X (1964-1980): l’83% dei Millennial e l’85% degli intervistati della generazione X ritiene di avere posizioni “progressiste”.

Risultati simili arrivano anche da un sondaggio del 2016 di Hispanic Heritage Foundation negli Stati Uniti: come spiega Forbes, su 83.298 studenti della generazione Z fra i 14 e i 18 anni, la maggioranza si identificava come “repubblicana” e “conservatrice”, differentemente dalla generazione Millennial. Il 32% dei ragazzi sosteneva Donald Trump e il 22% Hillary Clinton.

Anche sul tema LGBT la generazione Z tenderebbe ad assumere posizioni più vicine che ai conservatori: secondo un sondaggio di GLAAD, gruppo di sostegno LGBT, il numero di giovani americani favorevoli alle battaglie LGBT sarebbe sceso dal 53% del 2017 al 45% nel 2018. Nel 2016 il numero di giovani pro-LGBT era addirittura del 63%.

I possibili motivi

Risultati notevoli e sorprendenti, se pensiamo al luogo comune del giovane “progressista per natura”. Alla base di tutto, fra le possibili cause, potrebbero esservi la linea politica seguita dalla maggior parte dei media mainstream, tendenzialmente progressista, e, in particolare, il politicamente corretto, la cui retorica e imposizioni sembrerebbero sempre più asfissianti e martellanti. La presenza del politicamente corretto e della cancel culture è molto sentita soprattutto sui social, che sono il mezzo di comunicazione più utilizzato proprio dalla generazione Z.

La generazione Z è cresciuta in un’epoca in cui essere progressisti non è più qualcosa di “alternativo” e “anti-conformista”. Oggi, agli occhi di alcuni giovani, il progressismo rappresenta l’establishment, lo status quo, il potere autoritario e l’imposizione bacchettona e perbenista. Essere politicamente corretti sembra quasi da conformisti. Al contrario, sono le posizioni conservatrici e “politicamente scorrette” ad essere viste come “alternative” e contrarie alla cultura dominante. Fra i giovani è naturale la tendenza a ribellarsi all’autorità, soprattutto se questa pretende di avere una certa “superiorità morale”. Si potrebbe dire che fra alcuni ragazzi della generazione Z, soprattutto negli Stati Uniti, si stia formando una “controcultura conservatrice”, ribelle e contraria al dogmatismo e al perbenismo del politicamente corretto, rappresentato soprattutto dalla generazione Millennial. Lo spostamento verso posizioni conservatrici della generazione Z non è altro che una reazione giovanile e ribelle al dominio culturale e mediatico del progressismo.

Anche sul tema influencer i media danno un’immagine distorta della generazione Z

Oltre a temi sociali e politici, anche sul tema influencer la generazione Z è vittima di stereotipi. Secondo un diffuso luogo comune, gli zoomer sarebbero i principali seguaci degli influencer e vedrebbero in questi ultimi delle figure di riferimento. Al contrario, secondo una ricerca nata nell’ambito di Opinion Leader 4 Future, progetto triennale avviato dall’Università Cattolica attraverso Almed (Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo) in collaborazione con Credem Banca (Credito Emiliano), il 34% dei ragazzi under 20 intervistati si informa dagli esperti di settore, dagli amici e dai genitori, mentre i ragazzi fra i 20-25 anni soprattutto dai giornalisti. Solo il 17% degli intervistati afferma di avere come figure di riferimento gli influencer.

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