Il piano del governo: usare gli influencer per convincere i giovani a vaccinarsi. Il fallimento della politica

di Francesco Caputi

 

E’ di qualche giorno fa la notizia secondo cui il Ministero delle Politiche giovanili starebbe pensando di utilizzare gli influencer per convincere i giovani under 30 a vaccinarsi. Per gli under 20 si useranno soprattutto gli influencer di TikTok, mentre per gli under 30 quelli di Instagram, Facebook e Twitch. “Nei prossimi giorni – ha detto in un post su Instagram il ministro alle Politiche giovanili Fabiana Dadone – lavoreremo a una campagna di sensibilizzazione per gli under 30 per essere certi di tornare a scuola a settembre in sicurezza”.

L’iniziativa del Ministero mette in luce la grave crisi della politica degli ultimi tempi. Ci mostra una politica incapace di comunicare con i giovani e che sente la necessità di servirsi di influencer per diffondere i suoi messaggi; una politica piena di pregiudizi e luoghi comuni sui giovani. Come si può pensare che un under 30 che volesse informarsi sui vaccini, invece di consultare giornali, scienziati e altre fonti affidabili, vada a cercare informazioni… sul profilo di un tiktoker? E’ possibile immaginare che i giovani under 30 siano tutti ammiratori fanatici di influencer e VIP, o che un ventenne non sia ormai un individuo formato e maturo? L’iniziativa del Ministero mostra chiaramente la scarsa considerazione che ha la politica attuale nei confronti dei giovani. Qualcuno potrebbe obiettare che non tutti i giovani leggono i giornali e seguono la politica, e che quindi affidarsi agli influencer potrebbe rivelarsi una buona soluzione. Certo, verissimo che non tutti i giovani seguono la politica e leggono i giornali, ma una classe dirigente seria si chiederebbe, prima di tutto, perché sono pochi i giovani interessati alla politica, cercherebbe una risposta e tenterebbe di costruire un rapporto con loro, invece di dichiarare il suo fallimento, affidarsi agli influencer (che non sempre sono le persone adatte a trattare temi complessi) e continuare ad aumentare questa distanza fra il mondo giovanile e la politica.

Altra questione: i giovani sono le persone che si dimostrano al momento meno diffidenti nei confronti del vaccino. A dimostrazione di ciò l’ “Open Vax Day Night” in Alto Adige per gli over 18. I giovani sono accorsi in massa per ricevere il vaccino AstraZeneca. “Ci fidiamo della scienza – affermano alcuni giovani di Bolzano al Corriere della Sera – e di chi ne sa più di noi. Se le autorità sanitarie assicurano che i vaccini sono sicuri, compreso ovviamente l’AstraZeneca che viene utilizzato oggi, allora ci dobbiamo fidare”. “Manca ancora un mese — dice una ragazza — ma, vista la situazione, temiamo che un domani possa venire richiesto il vaccino per poter viaggiare. Non si sa mai, e così, nel dubbio, siamo corsi a vaccinarci, oggi, grazie a questa iniziativa”.

Anche a Caserta, all’interno dell’hub della Caserma Ferrari-Orsi, nei giorni dell’Astraday, gli over 18 si sono dimostrati fiduciosi nella scienza e impazienti di ricevere il vaccino. “Non vedevo l’ora che arrivasse questo momento, per tutelare i miei familiari”, racconta un diciannovenne a SkyTg24. “Penso che sia valido ogni vaccino che hanno scelto di sottoporci, per cui ho accettato tranquillamente – afferma un altro ragazzo subito dopo aver ricevuto il vaccino – Il mio desiderio è quello di poter tornare, una volta ricevuta anche la seconda dose, alla vita di tutti i giorni con un po’ più di serenità”. “Vengono a vaccinarsi non solo per loro stessi, ma per i loro familiari”, spiega una giovane infermiera che ha lavorato all’hub di Caserta. “Tutti noi abbiamo subito delle perdite – afferma un’altra infermiera – e i giovani che sono qui presenti dimostrano lo stesso coraggio con cui hanno affrontato questo anno difficile”.

Lascia un commento