CITTA’ FRAGILE – Il Tesoro di San Gennaro si salva da solo, 800mila euro mai arrivati dal Comune

rubrica a cura di Massimo Pollice

Nel 1526 gli angioini assediarono la città, in mano agli aragonesi, avvelenarono il fiume Serino e a Napoli si moriva di peste, mentre il Vesuvio provocava 30 forti terremoti al giorno. Laici, agnostici e prelati, rappresentati da un gruppo di aristocratici napoletani, si misero tutti d’accordo per amore della città. E il 13 gennaio del 1527 scrissero, davanti a un notaio, un patto con San Gennaro: se avesse fermato quelle disgrazie, avrebbero costruito una cappella in suo onore dove sarebbero state tenute le sue reliquie e raccolto un tesoro.

La fame e la peste cessarono, la guerra finì e la terra smise di tremare. Nel 1623 l’architetto Cosimo Fanzago costruì la cappella di San Gennaro vicino al Duomo di Napoli. Il santo fu promosso generale dell’esercito e “stipendiato” (per mantenere la sua cappella).

L’obolo del Comune all’istituzione laica (indipendente dalla Curia) che conserva il Tesoro di San Gennaro e organizza le cerimonie dedicate al Santo Patrono, viene quindi versato dal 1527; eppure dal 2010 San Gennaro non riceve un euro dal Comune, arrivando ad accumulare quasi 800.000,00 di crediti.
Il Sindaco dichiara: “Il Comune si sta comportando correttamente. Poi dobbiamo tenere anche conto che siamo in un’epoca di pandemia e che quindi ci sono le priorità e i Comuni in una situazione di dissesto. La Deputazione è sicuramente importante ma c’è un ordine di importanza che come sempre consente di far pensare che il Comune abbia agito nella maniera non solo più corretta possibile, ma anche nella maniera più giusta possibile in un momento così difficile”.

Qualcuno però dovrebbe ricordare Lui che il Comune non paga la deputazione sin dal 2010, mentre la pandemia è stata dichiarata nel 2020. Orbene vi sono pertanto 10 anni di debiti accumulati dal Comune, senza che tali omissioni abbiano nulla a che fare con la pandemia. Anni durante i quali il Comune non solo non ha pagato i propri debiti ma durante i quali ha quadruplicato il debito ereditato dalle precedenti amministrazioni.

Per correttezza amministrativa il Sindaco ci dica se tali denari erano stati stanziati nei bilanci e se successivamente sono stati utilizzati per altro specificando, per cosa.

Ma si sa che la Napoli di DEMA è una città che consente l’utilizzo di beni pubblici da parte di centri sociali e che riesce ad incassare poco o nulla dall’immenso patrimonio.

È vero siamo di fronte a scelte di priorità, a parità di spesa è giusto sfrattare gli occupanti abusivi degli immobili comunali e sfruttare il patrimonio per rispettare gli impegni presi dall’Ente, o come ha scelto questa Amministrazione, continuare a mantenere il patrimonio in questo stato e rinunciare ad onorare gli impegni tra i quali figura anche il contributo al Santo Patrono?

Il Sindaco ha scelto le sue priorità, ma queste sono giustificative del disastro economico che  lascia?

Nel frattempo spero che San Gennaro abbia il denaro sufficiente per badare al suo Tesoro, senza che cada qualche solaio, qualche scala o qualche cornicione, perché si sa, se un Ente non incassa la prima cosa che taglia è la manutenzione, la seconda i servizi ed alla fine anche i dipendenti.

Ma cosa importa, se qualche dipendente della deputazione rischia di perdere il lavoro, l’importante è che il figlio possa frequentare uno splendido spazio pubblico rigorosamente occupato sine titulo, ed ovviamente adibito a tempo libero e feste, rigorosamente senza alcun permesso ed alcuna agibilità, in onore alle priorità che il Sindaco sceglie, sperando che presto, la Corte dei Conti si esprima su tutte queste scelte dell’ultimo decennio.

Massimo Pollice

Ingegnere esperto di Infrastrutture ed Ambiente

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