Caso Floyd, condannato l’ex agente Derek Chauvin

(Nell’immagine: afroamericani esultano commossi dopo l’annuncio della condanna di Derek Chauvin)

di Francesco Caputi

 

L’ex agente di polizia Derek Chauvin è stato condannato per l’omicidio di George Floyd. Chauvin è ritenuto responsabile di tutti e tre i capi d’accusa: omicidio preterintenzionale, omicidio di secondo grado e omicidio di terzo grado (indifferenza alla vita umana). La giuria si è espressa dopo due giorni di camera di consiglio.

Dopo la lettura della sentenza da parte del giudice, Chauvin è stato ammanettato e portato via da dei poliziotti della contea di Hennepin, fra le grida di gioia delle persone che si erano radunate davanti al tribunale di Minneapolis. Commosso il fratello minore di George Floyd, Philonis, presente in aula durante la lettura della sentenza. “Pregavo che lo ritenessero colpevole”, ha detto. “Noi afroamericani di solito non abbiamo mai giustizia”, ha aggiunto.

Festeggiamenti in tutti gli Stati Uniti, in particolar modo nelle strade di Minneapolis, fra applausi ed esultazioni. Una vera svolta nella storia degli Stati Uniti, segnata dalle discriminazioni razziali e disuguaglianze, rese ancora più chiare dalla pandemia di Covid. Gli afroamericani sono stati la parte della popolazione statunitense più colpita dall’emergenza sanitaria: sono coloro che si sono impoveriti di più a causa della crisi pandemica e che sono morti di più per il virus. Un malessere esploso definitivamente con l’assassinio di George Floyd.

Chauvin rischia fino a 75 anni di carcere. La sentenza sarà determinata nell’arco di sei-otto settimane.

Avvocato della famiglia Floyd: “Punto di svolta nella storia americana”

“La giustizia guadagnata dolorosamente è arrivata per la famiglia di George Floyd e la comunità qui a Minneapolis, ma il verdetto di oggi va ben oltre questa città e ha implicazioni significative per il Paese e persino per il mondo. Questo caso è un punto di svolta nella storia americana per la responsabilità delle forze dell’ordine e invia un messaggio chiaro che speriamo venga ascoltato chiaramente in ogni città e in ogni Stato”. Lo ha detto Ben Crump, uno dei legali della famiglia Floyd.

La telefonata di Biden alla famiglia Floyd

Dopo la lettura della sentenza, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha telefonato ai familiari di George Floyd insieme alla sua vice Kamala Harris. “Siete stati incredibili”, ha detto Biden. “Vorrei essere lì per abbracciarvi”. “Abbiamo guardato ogni secondo di tutto il processo. Siamo così sollevati, ne avevamo così bisogno”, ha detto Biden.

“Questo è un giorno di giustizia in America – ha detto Kamala Harris – e la vostra famiglia è stata cruciale, dei veri leader nel momento in cui avevamo bisogno di voi. Nel nome e nella memoria di George, faremo in modo che la sua eredità rimanga intatta e che la storia guarderà a questo momento sapendo che è stato un momento di cambiamento”.

“La vostra famiglia ha dovuto sacrificare così tanto – ha proseguito – ma crediamo davvero che con la nostra leadership e il presidente che abbiamo alla Casa Bianca faremo uscire qualcosa di buono da questa tragedia”.

Il presidente ha parlato anche in diretta TV.  “Oggi abbiamo compiuto un passo avanti contro il razzismo sistemico, che è una macchia per l’anima del nostro Paese”, ha detto Biden. “Oggi è stato compiuto un passo da giganti nella marcia verso la giustizia in America”, ha aggiunto.

Boris Johnson: “Accolgo con favore questo verdetto”

Reazioni anche dal Regno Unito. Il premier britannico Boris Johnson si dice soddisfatto della sentenza di condanna dell’ex agente di polizia Derek Chauvin. “Sono rimasto inorridito dalla morte di George Floyd – ha scritto Johnson su Twitter – e accolgo con favore questo verdetto”. “I miei pensieri sono rivolti ai familiari e agli amici di George”, ha aggiunto il primo ministro inglese.

Non tutti gli attivisti afroamericani sono pienamente soddisfatti

Potrebbe sorprendere, ma non tutti gli attivisti della comunità afroamericana sono positivi sul futuro dopo la condanna di Derek Chauvin. “La gente cercherà di usare questo incidente per dire che siamo guariti dal razzismo senza andare alla radice del problema”, ha deto Abdul-Aliy Muhammad, attivista di Philadelphia. “Questo momento passerà, e le persone pronunceranno il nome [di George Floyd] il giorno dell’anniversario, proprio come pronunciano il nome di Trayvon e di Breonna Taylor. Ma questo vuol dire che non vedremo casi del genere in futuro? Non penso”.

Anche Stephanie Keene, un’altra attivista, ha espresso il suo parere poco ottimista. “La mia più grande preoccupazione è che il pubblico reagirà in un modo del tipo: ‘Abbiamo lasciato che il sistema gestisse la questione, e il sistema l’ha gestita, e ora possiamo andarci a fare un brunch”.

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