I giovani e il futuro

di Francesco Caputi

 

Fra i giovani di oggi c’è sempre meno speranza per il futuro. La maggior parte dei giovani sotto i 25 anni pensa di dover emigrare fuori dall’Italia per potersi realizzare nel mondo del lavoro, mentre pochissimi sono i giovani che credono di poter trovare un lavoro stabile. Una differenza notevole rispetto al modo in cui vedevano il futuro i giovani negli anni ’60-’90. Se si chiede agli adulti di oggi quali fossero le aspettative per il futuro quando avevano meno di 25 anni, la stragrande maggioranza riteneva di poter trovare un lavoro stabile, e quasi nessuno pensava di dover emigrare. Inoltre, molti giovani spesso si ritrovano a dover accettare lavori diversi rispetto agli studi che hanno seguito. Tutto questo non può che portare a sfiducia e pessimismo verso il futuro.

Fra i giovani è molto comune anche la sfiducia verso la politica. Spesso, a causa di questo loro disinteresse, vengono accusati di essere “pigri”, “ignoranti” o “bamboccioni”, ma troppo poco si indagano le cause di tale disinteresse. Oltre alla sfiducia verso il futuro per quanto riguarda il lavoro, a contribuire a questa mancanza di interesse verso la politica vi è anche l’inesistenza di un partito che parli direttamente ai giovani o che promuova politiche favorevoli ai giovani e al loro futuro.

Sarebbe opportuno forse, da parte della politica, porsi delle domande e chiedersi se è questa sfiducia o addirittura paura del futuro, unita alla mancanza di una giusta educazione nelle scuole, in cui molto spesso insegnanti privi di empatia si occupano solo di trasmettere nozioni che verranno presto dimenticate o di finire il programma entro i tempi stabiliti, che porta i giovani a non avere neanche la forza e la volontà di combattere per se stessi e far valere le loro ragioni.

I giovani di oggi sono nati e si ritrovano a vivere, non per colpa loro, in una società basata unicamente sul culto della produttività, della ricchezza, in una società consumistica e individualista in cui sembra siano importanti solo l’Io e i propri bisogni, dimenticando il bene comune. Una società in cui regnano l’egoismo, l’ignoranza e la superficialità.

Purtroppo pochissime sono le persone autorevoli che si occupano di questo tema. Fra questi Piero Angela, che, in un’intervista a La Repubblica così si esprime sulla mancanza di speranza dei giovani riguardo al futuro, rispondendo a una domanda sul ruolo degli anziani come ostacolo alla carriera lavorativa dei giovani: “Più che dai grandi vecchi inamovibili, questo, secondo me, è dipeso dal fatto che le selezioni non sono mai state fatte sul merito. All’estero per accedere a certe posizioni bisogna aver sudato sette camicie. Qui invece moltissimi sono stati assunti solo perché hanno saputo aspettare il proprio turno. Sono loro ad aver fatto da tappo: ora anche chi è bravo non vede possibilità perché sa che tutti i posti sono occupati. Per non parlare dei concorsi”.

Nel dicembre del 2020, Piero Angela si è espresso anche sul ruolo delle scuole. “A scuola – spiega Angela – si insegnano storia, latino, letteratura, materie del passato che vanno benissimo, perché fondamentali. Ma è altrettanto necessario oggi sapere cos’è il presente e quello che ci aspetta”. “I giovanissimi sono la nostra speranza, molti di loro saranno la nostra nuova classe dirigente, devono arrivare formati e preparati”, ha aggiunto, per poi concludere, rivolgendosi direttamente ai giovani: “Cari ragazzi, il nuovo secolo che stiamo vivendo è vostro. Nel 2050, che sembra così lontano, voi sarete dei 40/50enni. Sarà un secolo pieno di cambiamenti e sinceramente mi spiace di non poter vedere tutto quello che succederà: grandi problemi, certo, ma anche grandi innovazioni e tante opportunità. E vi auguro sinceramente che avrete la saggezza di guidare uno sviluppo equilibrato e sostenibile”.

Anche il filosofo Umberto Galimberti ha affrontato il tema del disagio giovanile. “Un disagio che non è psicologico ma è culturale – ha detto Galimberti – Il nichilismo è ormai entrato in casa, è entrato nella psicologia dei nostri giovani. Tutti i valori non hanno più valore e quindi non ci sono più riferimenti. Quelli della mia età stavano bene perché il futuro era una promessa, la stessa cosa oggi non ha più valore. Per loro il futuro è una sorta di minaccia, di inquietudine. Quando mi sono laureato in filosofia ero certo che, un anno più tardi, sarei diventato professore di filosofia. A quel tempo il futuro era a portata di mano. I giovani oggi si raccolgono nell’assoluto presente, ricercato purtroppo in modo sempre più diffuso attraverso alcol, droghe o il frastuono stordente della musica. È qualcosa che li anestetizza nei confronti della vita che a loro, così, pare più sopportabile. Non si tratta di paura nel futuro, la paura è un sentimento, ma vera e propria angoscia che è una condizione in cui non trovi nulla a cui aggrapparti, come quando si spegne la luce a un bambino prima che si addormenti”.

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