Il voto a 16 anni: l’idea di Enrico Letta. Cosa ne pensano i sedicenni?

di Francesco Caputi

 

Diritto di voto a 16 anni. E’ l’idea del neosegretario del PD Enrico Letta per “dare spazio ai giovani”. “Dobbiamo essere il partito dei giovani. Se non riusciremo a coinvolgere i giovani io avrò fallito il mio obiettivo. Voglio mettere in piedi una Università democratica, mettere insieme tutte le energie e le forze che dobbiamo avere”, ha spiegato Letta.

Non è nuova la proposta dell’ex presidente del Consiglio: nel 2007 ne aveva già parlato Walter Veltroni e negli ultimi anni, a seguito delle manifestazioni ambientaliste alle quali hanno partecipato molti ragazzi, lo stesso Enrico Letta. Nel 2015 la proposta di abbassare l’età per esercitare il diritto di voto a 16 anni era stata presentata anche dalla Lega.

Molte sono le argomentazioni a favore e a sfavore della proposta. Il giornale La Sud ha voluto indagare fra i giovani per conoscere il loro parere, dal momento che sono i diretti interessati. Ai ragazzi è stato così chiesto di rispondere se si è favorevoli o contrari all’estensione del voto ai sedicenni e spiegare le motivazioni della loro risposta. Ecco le risposte che ci hanno dato:

I contrari

I contrari al voto spiegano di non sentirsi ancora pronti e abbastanza informati sulla politica. Molti non saprebbero neanche quale partito votare. La maggior parte dei ragazzi che si sono dichiarati contrari dichiarano che a 16 anni si è ancora in formazione, e, anche nei casi in cui si abbiano già delle opinioni politiche, può accadere che queste cambino radicalmente crescendo o che si rivelino estremiste e dettate solo dall’emotività e da scarsa informazione. Altri ragazzi ancora affermano che, estendendo il voto ai sedicenni, non aumenterebbe il numero di elettori, ma solo il numero di persone che rinuncerebbero al diritto al voto. Altri, infine, dichiarano che, non sentendosi abbastanza informati, finirebbero per votare semplicemente quello che votano i genitori, senza decidere autonomamente, e quindi il voto a 16 anni diventerebbe solo un secondo voto per l’adulto.

Fra gli intervistati vi è anche chi ritiene che già molti 18enni non siano abbastanza informati sulla politica e che quindi non sia il caso di peggiorare la situazione. Molti mostrano anche il timore che a 16 anni gli adolescenti possano essere più influenzabili e manipolabili dal populismo e dall’informazione non corretta. In realtà, quest’ultima osservazione riguarda tutti, non solo i sedicenni, ma anche persone di 50 anni. Nonostante questo, però, gli intervistati dichiarano che questo aggraverebbe la situazione. Il fatto che ci siano anche adulti che votano di pancia o che credono alle fake news non sarebbe una valida argomentazione per estendere il voto ai sedicenni.

I favorevoli

I favorevoli affermano invece che a 16 anni molti ragazzi sono già abbastanza maturi per votare con consapevolezza e autonomamente e che sarebbe ingiusto continuare a non dare voce in politica agli adolescenti. Inoltre, secondo quanto argomentano i favorevoli, estendere il voto ai sedicenni costringerebbe questi ultimi ad informarsi, a leggere i giornali, ad interessarsi di politica e a responsabilizzarsi.

Le posizioni sul voto a 16 anni fra politici ed esperti

Il fronte del Sì

Chi si dichiara favorevole ad estendere il diritto di voto ai sedicenni argomenta che, in questo modo, si amplierebbe l’elettorato e si frenerebbe il calo di voti alle urne degli ultimi anni. Inoltre, si enfatizzano, sul fronte del Sì, quella che sembrerebbe una particolare attenzione da parte dei giovani nei confronti dell’ambientalismo e l’esposizione alla politica per mezzo dei social media. Fra i sedicenni vi sarebbero già quindi la maturità e la passione politica necessarie per esercitare il diritto di voto. A pensarla in questo modo Luigi Di Maio, Carlo Calenda, Matteo Salvini e Giuseppe Conte.

“Se a 16 anni un giovane può lavorare e pagare le tasse, dovrebbe anche avere il diritto di votare e scegliere chi decide della sua vita. Il voto ai sedicenni è una proposta che portiamo avanti da sempre e che sosteniamo con forza”, scrive su Twitter Luigi Di Maio.

“Trovo giusto dare il voto ai sedicenni per una regione semplice: il peso degli elettori meno giovani è preponderante e questo incide su una politica troppo a breve termine. Bravo Enrico Letta ad aver posto il tema”, scrive su Twitter il leader di Azione Carlo Calenda.

“Sono favorevole”, ha risposto brevemente Salvini, intervistato dai giornalisti. Il leader della Lega si era espresso a favore già qualche anno fa, in occasione delle manifestazioni per il clima. “Viva i ragazzi che scendono in piazza, la Lega vorrebbe dargli anche il diritto di voto a 16 anni. Speriamo che qualche ministro non li prenda in giro”, aveva detto Salvini.

Favorevole ad abbassare l’età del voto a 16 anni anche l’ex premier Giuseppe Conte. “Abbassare la soglia di voto a 16 anni? Ci sta. A me va benissimo, in altri ordinamenti già lo fanno”, aveva detto Giuseppe Conte nel settembre del 2019, durante un’intervista alla redazione di Skuola.net. “Negli orientamenti giuridici si fissa una soglia convenzionale: i nostri ragazzi a 16 anni hanno tutta la maturità psicofisica per votare”.

Il fronte del No

Chi è contrario alla proposta di Letta argomenta che a 16 un ragazzo non è ancora abbastanza maturo e non ha ancora il grado di istruzione necessario per votare in maniera consapevole e autonoma. Chi è per il No spiega anche che i sedicenni tendono a lasciarsi dominare dall’emotività e dall’impulsività. Così scrive per esempio la psicologa Anna Oliviero Ferraris su La Stampa: “C’è ancora tanta immaturità e impulsività: si lasciano dominare dalle emozioni, è facile influenzare le loro opinioni e strumentalizzarli”.

Secondo altri ancora, l’idea di Letta sarebbe populistica. “La proposta – scrive il senatore Gregorio De Falco sull’Huffington Post – creerebbe una categoria di elettori di pieno diritto e una di elettori privi dei diritti che discendono dalla maggiore età”. “È chiaro che si tratta solo una tattica di costruzione del consenso, non di politica – prosegue De Falco – E allora, anziché dichiarare di voler estendere il voto ai sedicenni, meglio sarebbe valutare se sia possibile, in prospettiva, estendere la scuola dell’obbligo fino alla maggiore età”.

“In questo modo potremmo davvero investire sul futuro, non addossando alle giovani generazioni responsabilità politiche e sociali, senza aver prima fornito loro gli strumenti culturali e le risorse, anche economiche, occorrenti, a maggior ragione, in un periodo di crisi per tutti, ma che può essere un baratro anche psicologico soprattutto per i giovani, ancor più che per gli altri”, aggiunge il senatore.

Infine, gli adolescenti non comprenderebbero ancora appieno il mondo della politica e dei partiti. “Quanti acerbi adolescenti conoscono oggi la politica, i partiti, le differenze e i bilanciamenti necessari tra i poteri? – scrive su La Repubblica il giurista Luigi Labruna – Chiunque abbia lavorato nella scuola o all’università e conosca, oltre ai ragazzi di SPo (l’Istituto di studi politici di Parigi dove Letta insegna), quelli di 16 o 14 anni di Forcella, Chiaia o Montenapoleone (per dire), sa qual è oggi il livello della loro formazione civica. A parole, tutto è sostenibile, digitale, inclusivo”.

“Nei fatti – prosegue Labruna – sappiamo quale conoscenza e rispetto delle regole e dei diritti degli altri dominino nei giovanissimi. E quanto l’individualismo e il «tutto qui ed ora» del web, uniti con l’oblio della storia, ostacolino l’equilibrio nelle opinioni e la convivenza. Abbassare la maggiore età a 18 anni fu giusto nel 1975, in tempi (successivi al ’56 e al ’68) in cui la politica si mangiava come il pane nelle famiglie, nelle scuole, nelle sezioni, al cinema. Si adeguò allora il riconoscimento della «piena capacità» alla «maturità psicofisica», cioè alla conclusione di un percorso esperienziale, non necessariamente scolastico. Non credo che oggi sia il tempo dei «bamboccioni», ma certo non è quello dei giovani impegnati a comprendere e rispettare regole ed esigenze di tutti. E, dando il voto ai sedicenni, sarebbe d’accordo Letta a eliminare i «perdoni» e le garanzie ora loro accordate nei tribunali dei minorenni?”

Secondo la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, la priorità dei giovani non dovrebbe essere il diritto al voto, ma il diritto all’istruzione. “Veramente qualcuno crede che per un sedicenne, oggi, la priorità sia il diritto di voto e non il diritto all’istruzione, alla socialità, alla libertà? Pietà!”, ha scritto su Facebook.

Contrario al voto ai sedicenni anche Mario Monti. Secondo l’ex presidente del Consiglio, infatti, si tratterebbe di una proposta demagogica e di un mero “contentino”. “Mi sembra leggermente demagogico – dice Mario Monti – cavarsela dicendo bisogno mettere di più i giovani al centro delle politiche, fare delle politiche per loro e non contro di loro, e si rivolve il problema dicendo: ‘Facciamoli votare’. Io do molta più importanza alla prima parte della frase. Bisogna fare politiche Youth Friendly, favorevoli ai giovani, più che dare loro il contentino del voto e poi pulita la coscienza continuare a fare alla grande le politiche che li sfavoriscono”.

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