I meme: cosa sono e perché divertono così tanto i giovani

di Francesco Caputi

 

A tutti sarà capitato di imbattersi in un meme sui social, di averci riso su e di averlo condiviso per farlo vedere ad un amico. Cos’è un meme? Un’immagine o un video che abbia l’obiettivo di far ridere, servendosi di solito di battute divertenti o addirittura demenziali e non-sense. I meme sono dei tormentoni, che si diffondono in maniera virale e che vengono condivisi continuamente, per poi sparire dopo il loro periodo di popolarità.

Ma quando sono nati i meme? Da dove vengono? E cosa vuol dire precisamente la parola “meme”?

Le origini dei meme

La parola “meme” non è una parola recente, nata con Internet, ma è stata coniata dall’etologo e biologo britannico Richard Dawkins nel 1976 nel libro Il gene egoista, nel quale lo studioso cerca di capire in che modo le idee e le informazioni culturali si trasmettono da una generazione all’altra. Il termine “meme” deriva dal Greco “mimema”, cioè “imitazione”, “duplicazione”. Nel termine vi è quindi l’idea della trasmissione di un’idea da un individuo ad un altro.

I meme, come immagine o scherzo che si diffonde rapidamente fino a diventare un tormentone, precedono Internet. Un esempio celebre è “Kilroy was here”, un “meme” che si diffuse durante la Seconda guerra mondiale fra i soldati americani, che si divertivano a disegnare questo graffito su muri e altre superfici. Secondo un racconto, molto probabilmente una leggenda metropolitana, i servizi segreti tedeschi trovarono il meme su delle attrezzature militari americane e Hitler, non comprendendo la natura umoristica del graffito, pensò che Kilroy fosse una spia americana.

Il meme “Kilroy was here”

Il vero primo meme come fenomeno di Internet nacque nel 1996. Si tratta di un’animazione 3D di un bambino che balla, realizzata dal grafico Michael Girard, il quale aveva creato un software in grado di animare dei modelli virtuali. L’animazione del bambino che balla era un esempio del funzionamento del software. La demo fu inviata dal datore di lavoro di Girard agli sviluppatori di Lucasarts. Uno di questi trasformò il breve video in una GIF e lo diffuse su forum vari e via mail. Immediatamente il bambino che balla si diffuse in maniera virale e divenne un meme.

Il vero successo dei meme arriva però negli anni 2000, con l’avvento di social network come Facebook, Twitter e, in seguito, Instagram, 4chan e Reddit, questi ultimi due ancora poco conosciuti in Italia.

Perché i meme hanno così tanto successo

Secondo la storica dell’arte Valentina Tanni, due sono i motivi del successo dei meme. Entrambi riguardano il senso di comunità e di partecipazione che i meme creano. “Il piacere della partecipazione all’interno di una comunità, perché il meme è fatto per essere condiviso e collocato dentro una catena di oggetti. Secondo, la possibilità di intervenirci, metterci mano con la propria creatività. Lo stimolo diventa un gioco collettivo, di comunità più o meno vaste, ma rimane sempre il piacere di riconoscersi parte di un gruppo”, ha detto Tanni.

La stessa spiegazione del successo dei meme è stata data anche dallo studioso di media e comunicazione Henry Jenkins. “Una cultura partecipativa – ha detto Jenkins – è una cultura con barriere relativamente basse per l’espressione artistica e l’impegno civico, che dà un forte sostegno alle attività di produzione e condivisione delle creazioni e prevede una qualche forma di mentorship informale, secondo la quale i partecipanti più esperti condividono conoscenza con i principianti. All’interno di una cultura partecipativa, i soggetti sono convinti dell’importanza del loro contributo e si sentono in qualche modo connessi gli uni con gli altri (o, perlomeno, i partecipanti sono interessati alle opinioni che gli altri hanno delle loro creazioni)”.

I meme vengono infatti scaricati e condivisi innumerevoli volte, ma ciò che li rende ancora più divertenti e che mantiene costante la loro diffusione è la possibilità per tutti gli utenti di modificarli, aggiungere altri elementi e personalizzarli. Un esempio: scaricare il meme “Stonks” e aggiungervi didascalie o fotomontaggi sfogando tutta la propria creatività.

Stonks nella sua versione originale: il meme Stonks indica una situazione di successo, quando qualcosa ci è andato bene, insomma

Un esempio del meme Stonks accompagnato da una didascalia umoristica

La scritta “Stonks” è stata sostituita dalla scritta “Honks”, più o meno il verso di un’oca, e l’omino del meme è stato sostituito con un’oca

I meme di solito sono creazioni originali degli utenti dei social network (oltre a Stonks, altri esempi sono Pepe the Frog, Doomer Guy, Oof Stones, Doge e tanti altri). Ma a volte diventano meme anche elementi appartenenti a prodotti artistici che con Internet hanno poco a che vedere. Per esempio, elementi provenienti da film o videogiochi. Uno degli esempi più famosi è Thanos, uno degli antagonisti della saga della Marvel “Avengers”, divenuto un meme di grandissimo successo sui social.

Le frasi di questo personaggio vengono decontestualizzate nei meme, e associate alle situazioni più varie. Un esempio:

I meme e la politica

Non solo i film, ma anche la sfera della politica si è ritrovata coinvolta nel grande universo dei meme. E’ di qualche mese fa la foto diventata meme che ritrae il senatore Bernie Sanders seduto su una sedia durante la cerimonia di insediamento di Biden. La foto di Sanders è diventata un meme per i forti contrasti presenti nell’immagine: tutti i presenti alla cerimonia sono vestiti in maniera elegante e formale, mentre il senatore democratico indossa una semplice giacca grigia e dei guantoni di lana. E’ inoltre completamente isolato da tutti i presenti. Insomma, a prima vista l’immagine strappa subito un sorriso. Sui social, la foto di Sanders alla cerimonia di insediamento di Biden è diventata in poco tempo un tormentone, con fotomontaggi che ritraggono il politico democratico nelle situazioni più assurde.

La foto originale

Due dei tantissimi meme su Sanders

Recentemente negli Stati Uniti è divenuto un meme anche Biden, dopo la sua triplice caduta sulle scale mentre saliva sul suo jet privato. Meme che vedono protagonista anche Putin, che (coincidenza!) gli aveva augurato poco prima della caduta, forse con una leggera ironia, “buona salute”, dopo lo screzio fra i due presidenti a seguito dell’affermazione di Biden su “Putin assassino”.

Due dei meme su Biden e la sua caduta:

Anche in Italia il legame tra meme e politica è divenuto abbastanza forte. Salvini, Berlusconi, Renzi (i video dello “Shish!” e del “First reaction: shock!”) e Giorgia Meloni (il video in cui la politica grida “Io sono Giorgia!”, da cui è stato poi creato un remix musicale) sono spesso oggetto di meme. Ora, viene da domandarsi: possono questi meme a sfondo politico avere degli effetti anche sulla sfera politica reale? La risposta potrebbe essere affermativa. In effetti, i politici, quando diventano continuamente bersaglio di meme, finiscono per farsi pubblicità gratuitamente sui social, attirando anche l’attenzione dei più giovani.

I meme, in politica, vengono a volte usati anche per veicolare messaggi estremisti. Un esempio è Pepe the Frog. Inspiegabilmente, questo meme, contro la volontà del suo creatore, nel 2016 è divenuto uno dei simboli dell’alt-right, l’estrema destra americana. L’Anti-Defamation League è arrivata ad inserire Pepe the Frog nella lista dei simboli di odio. Il meme è stato addirittura bandito da alcune pagine Facebook, nonostante fosse in origine perfettamente innocuo.

Insomma, i meme, fenomeno poco compreso dai cosiddetti “boomer”, ai quali spesso risulta difficile spiegare cosa siano precisamente questi fenomeni di Internet, rappresentano un nuovo metodo di comunicazione, caratterizzato da un umorismo immediato e apparentemente superficiale o demenziale.

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