CITTA’ FRAGILE – Bagnoli, il Museo perduto

a cura di Massimo Pollice

Ingegnere esperto di Ambiente ed Infrastrutture

Ho personalmente lavorato a Bagnoli per oltre dieci anni realizzando opere di valore economico superiore ai 50 milioni di euro di quadro economico, senza essere neanche sfiorato da qualsiasi contestazione che ha investito la Bagnoli futura spa, ex società pubblica deputata alla trasformazione dell’area.

La società ha praticamente cessato ogni attività nel 2014 e si sono avvicendati ben due Commissari governativi sull’area.

Oggi a distanza di 8 anni, poco o nulla è stato fatto sull’area. In pratica tutta la sindacatura de Magistris è trascorsa con un nulla di fatto, pur essendo stato il Sindaco molto favorevole alla nomina dell’ultimo commissario Floro Flores.

La desolazione di sistema che si è creata, si intreccia con la annosa vicenda dello Science Center di Città della Scienza e con la auspicata ricostruzione dell’edificio andato in fiamme 8 anni or sono.

Pochi sanno che, meritoriamente, la Fondazione IDIS promosse un concorso internazionale per la progettazione del nuovo edificio; concorso vinto da un ATP con Capogruppo la Finalca Ingegneria srl. Un progetto tutto napoletano per un museo di Napoli.

Appena consegnato il progetto definitivo, redatto rigorosamente secondo i dettami del bando ed approvato da Città della Scienza, riprese l’annosa questione della linea di costa e delle prescrizioni urbanistiche.

In pratica l’azione della Regione, in merito alla ricostruzione viene paralizzata dall’azione del Comune e di Invitalia che da un lato rivendica la propria “sovranità” sulle scelte urbanistiche, dall’altro lato ricomincia un’antica battaglia ideologica sul ripristino della linea di costa “originaria”.

Orbene è ben noto che, essendo il nostro pianeta soggetto alla tettonica a zolle ed alla deriva dei continenti non esiste una “originaria” linea di costa, a meno di non riferirsi ai tempi della formazione del nostro pianeta dall’aggregazione delle polveri stellari.

La costruzione del New Science Center, è bloccata perché qualcuno ha, su indicazione del Comune, tracciato arbitrariamente una linea di costa sulla carta che taglia il progetto in due, trasformando il Museo in un bel corridoio vista mare.

Ricordo con ansia i giorni nei quali da dipendente della Bagnolifutura spa fu decretato il fallimento della SPA pubblica dal Tribunale su istanza della Fintecna Spa: società dello Stato a cui la società di trasformazione urbana doveva circa 50 milioni di euro per l’esproprio dei suoli ex Italsider.

Pochi ricordano che la Fintecna spa fece istanza al Tribunale per il recupero dei suoi crediti a seguito di una ordinanza sindacale (sempre di de Magistris) che disponeva alla Fintecna l’immediata rimozione della colmata. In pratica il Comune voleva imporre alla società dello Stato la immediata rimozione della colmata con una spesa superiore ai 50 milioni, senza neanche affrontare l’argomento dei debiti accumulati dal Comune stesso e poi girati ad una sua partecipata.

Bagnoli è quindi vittima e continua ad essere vittima di guerre ideologiche, tutte figlie di DeMa, con l’enorme problema che non è DeMa che ha pagato il costo delle sconfitte. Fino ad ora hanno pagato i dipendenti di Bagnolifutura spa, di Fondazione IDIS, tutti i lavoratori che lavoravano e potrebbero lavorare sull’area e tutti i napoletani in attesa dello sviluppo dell’area ex Italsider da oltre 30 anni .

Per questo occorre dare un segno ed una svolta alla vicenda. Ridateci il museo perduto.

dalla Rubrica “Città fragile”

a cura di Massimo Pollice

Ingegnere esperto di Ambiente ed Infrastrutture

 

 

 

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