Franceschini: “Cinema e teatri più sicuri di bar e ristoranti, ragioniamo sulla riapertura”

di Francesco Caputi

 

“Ad oggi, teatri e cinema sono chiusi in Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Portogallo. Ma siccome l’Italia è l’Italia vorrei che fossimo i primi a riaprire. L’operazione va fatta non con i proclami né con gli annunci ma per passi possibili”. A dirlo è il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini in un’intervista al Corriere della Sera. “La chiusura di teatri, cinema e sale da musica – spiega Franceschini – è stato un dolore, ma inevitabile. Abbiamo cercato di accompagnare con misure straordinarie, attraversando questo deserto, i tanti mondi legati al cinema, al teatro, alla musica sostenendo imprese e lavoratori. Una realtà che non ha mai conosciuto ammortizzatori sociali ha avuto la cassa integrazione per i dipendenti e sostegni per i tanti lavoratori precari o intermittenti”. “Ma ora – prosegue il ministro – bisogna ragionare della riapertura”.

“Cinema e teatri più sicuri di bar e ristoranti”

A chi teme il rischio di diffusione dei contagi, Franceschini risponde che la riapertura di cinema e teatri “è una assoluta priorità”. Inoltre, spiega il ministro, bar e ristoranti sono luoghi più pericolosi. “In questi mesi – ha detto Franceschini – abbiamo capito che i luoghi più pericolosi sono quelli dove ti togli la mascherina: ristoranti, bar, case private. Nei teatri e nei cinema, già nella riapertura estiva, c’erano misure di sicurezza molto rigide che si sono rivelate efficienti: mascherina, distanziamento, igienizzazione delle mani, sanificazione dei locali”.

La domanda del ministro al Cts

Per quanto riguarda la data delle riaperture, il ministro dei Beni Culturali ha detto di aver “chiesto al Comitato tecnico-scientifico un incontro urgente”. “Mi confronterò poi collegialmente col governo, perché non sono certo io a decidere da solo, e col Cts per individuare tempi e modalità. Però penso che teatri e cinema, con severe e adeguate misure, siano più sicuri di altri locali già aperti oggi”, ha detto Franceschini, ribadendo la questione della sicurezza. “E credo che l’Italia, più di altri Paesi, abbia bisogno come l’ossigeno di tornare ad avere un’offerta culturale. Lo ha detto bene il presidente Draghi. Le città italiane senza teatri e cinema e le piazze senza musica sono più tristi: così l’Italia non è l’Italia”.

La riapertura dei musei

“Nel 2019 – spiega il ministro – più del 50% del turismo era straniero. Quando ti scompare il turismo straniero e cala la mobilità interna tra regioni, i numeri crollano. Abbiamo dato un segnale preciso di ottimismo guardando al futuro della cultura. Le riaperture sono state graduali perché ciascun museo ha diverse caratteristiche per assicurare la necessaria sicurezza: distanziamento, contingentamento dei numeri, mascherine, igienizzazione degli ambienti, accessi diversificati. Si è scelto di non aprire nel weekend, tema che dovremo affrontare: nei fine settimana ci potrebbero essere problemi di affollamento, come si è visto ai Musei Vaticani. Stiamo ragionando perché progressivamente, nelle condizioni di massima sicurezza, si vada alla riapertura di tutti i luoghi della cultura”.

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