Scuola: ipotesi lezioni fino al 30 giugno, esame orale senza prove scritte, digitalizzazione. Il piano del ministro Bianchi

di Francesco Caputi

 

Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha incontrato ieri in videoconferenza gli assessori regionali per estendere l’anno scolastico fino alla fine del mese di giugno. L’ipotesi riguarda le scuole elementari, medie e soprattutto superiori. Fondamentali, inoltre, per il ministro Bianchi il ritorno in presenza a scuola e, come ha affermato il premier Draghi nel suo discorso al Senato, il recupero delle “ore di didattica in presenza perse lo scorso anno”. “Purtroppo – ha detto il ministro in un’intervista al Corriere della Sera – la pandemia ha esasperato problemi di diseguaglianza che erano già gravi. Ha mostrato come nel nostro Paese ci siano situazioni molto differenti. E io voglio ripartire dal Sud che è la zona più in difficoltà perché per rilanciare il sistema si comincia da chi ha più problemi, da chi è più debole”. Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha però spiegato a Repubblica che questi recuperi saranno localizzati per aree geografiche e singoli istituti: “Dovremo intervenire in quella fascia che ha sofferto la didattica a distanza, in particolare gli adolescenti del Sud e delle aree interne”, ha detto il ministro dell’Istruzione.

Un’altra delle ipotesi del Ministero dell’Istruzione è l’anticipazione del rientro a scuola al 6 settembre. “Riporteremo gli studenti in classe, come abbiamo riaperto le scuole in Emilia dopo il terremoto del 2012. Gli istituti a pezzi erano centinaia, allora. La sicurezza delle scuole, sia pandemica che strutturale, sarà un punto forte del mio mandato. Riporteremo i ragazzi in classe con la giusta cautela e gli investimenti del Recovery Fund”, ha detto il ministro nei giorni scorsi.

Rientro in sicurezza

La priorità per il rientro a scuola è però la sicurezza. Il Cts teme infatti che il rientro a scuola possa scatenare un’esplosione di contagi, soprattutto a seguito della diffusione delle varianti del Covid. Il ministro Bianchi, per questo motivo, ha iniziato a delineare alcuni giorni fa insieme al coordinatore del Cts Agostino Miozzo un progetto che garantisca la massima sicurezza nelle scuole. Un progetto che prevede la possibilità del medico scolastico, in grado di raggiungere nella stessa mattinata l’edificio nel quale si segnala un cluster di Covid, “identificarlo, circoscriverlo e avviare in tempi immediati i tamponi necessari per dare certezze a studenti e docenti e non chiudere l’intera struttura scolastica” e la collaborazione con la Protezione Civile e con l’Esercito.

Maturità

Quanto alla maturità, si tratterà di un esame orale, niente prove scritte. “Non voglio sentir parlare di tesina! I maturandi sono ragazzi e ragazze alla fine del loro percorso scolastico di cinque anni: dovranno preparare un elaborato ampio, personalizzato, sulle materie di indirizzo concordandolo con il consiglio di classe. Lo discuteranno con la commissione, composta dai loro insegnanti. Da qui comincerà l’orale che si svilupperà poi anche sulle altre discipline. Consentiremo loro di esprimere quanto hanno maturato e compreso nel corso degli anni anche con una visione critica”, ha detto ancora Bianchi al Corriere della Sera.

Digitalizzazione, didattica integrata, formazione dei docenti: gli altri punti del piano di Bianchi

Il 13 febbraio, sul sito del Ministero dell’Istruzione, è stato pubblicato un documento che espone i contenuti del lavoro del Comitato per la riapertura delle scuole. Si parla per prima cosa di digitalizzazione della scuola. I docenti, si legge, “hanno la grande opportunità di utilizzare nuovi strumenti che permettono di rivoluzionare le modalità didattiche e sviluppare competenze essenziali rese possibili dagli strumenti tecnologici”. L’emergenza Covid-19 “ha stimolato un grandissimo passo avanti della scuola tutta verso questa rivoluzione”. Si ritengono “necessarie una serie di azioni che permettano di colmare il gap digitale di docenti e studenti e di diffondere le competenze necessarie ad un rilancio che sappia valorizzare l’esperienza, gli errori e le buone pratiche che abbiamo visto in questi mesi”.

“Gli investimenti del piano nazionale scuola digitale, le esperienze maturate attraverso le reti collaborative internazionali, la formazione dei docenti e i tanti progetti realizzati in questi ultimi anni, hanno permesso il rapido sviluppo del digitale in molte scuole. Vanno salvaguardati i percorsi consolidati finora realizzati, sviluppandoli coerentemente e in continuità, evitando discontinuità. Le istituzioni scolastiche, nella loro autonomia funzionale, sono chiamate a definire le modalità di acquisizione e d’uso delle strumentazioni, le potenzialità ed i limiti del loro impiego nella didattica. Gli animatori digitali ed i team dell’innovazione occorre divengano ancor più riferimento nelle scuole: catalizzatori di esperienze, in rete con altre scuole del territorio o più ad ampio raggio, dovranno co-progettare e sostenere attività coerenti con il profilo della scuola, proponendo allo stesso tempo soluzioni innovative”, si legge.

“Accanto al necessario potenziamento delle infrastrutture, particolare attenzione andrà posta alle specifiche competenze acquisite dai docenti anche in questa situazione di emergenza pandemica, facendo tesoro ed implementando le soluzioni risultate più idonee e funzionali”.

Didattica integrata e lezioni più interattive

Per quanto riguarda la didattica integrata, la Commissione Bianchi spiega che “il digitale non è di per sé elemento di innovazione didattica. Una lezione frontale condotta in modo interattivo e coinvolgente può essere più efficace di una lezione laboratoriale mal condotta, e viceversa. Il digitale è strumento che può facilitare la didattica per competenze e consentire di adottare un approccio metodologico orientato all’azione, permettendo di realizzare con maggior facilità attività creative, di realtà”.

“Si tratta quindi – prosegue il documento – di progettare percorsi didattici tenendo conto delle nuove possibilità operative, cercando di utilizzare il digitale là dove esso aiuti realmente i processi di apprendimento e non per un’aurea di innovazione fine a sé stessa; favorendo la contaminazione fra strumenti nuovi e vecchi, tra digitale ed analogico, senza contrapposizioni ideologiche e con un approccio pragmatico. Vi è la necessità di superare la sterile dicotomia tra didattica tradizionale e didattica innovativa; occorre che le scuole (e tutti i docenti) siano consapevoli della necessità di una didattica integrata in cui, accanto ai momenti – assolutamente necessari – di sistematizzazione e trasmissione di contenuti da parte del docente, si dia spazio ad attività centrate sugli studenti che divengono protagonisti nella costruzione dei propri processi di apprendimento e del proprio sapere”.

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