Finanza, smascherata frode: 25 misure cautelari e sequestro di beni per 80 milioni di euro

25 misure cautelari personali, di cui 13 in carcere, 10 ai domiciliare e 2 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.

I finanzieri hanno anche dato esecuzione al sequestro preventivo di beni per 80 milioni di euro.

Agli indagati vengono contestati i reati di associazione a delinquere transnazionale, sottrazione all’accertamento e il pagamento dell’accisa sull’alcool e sulle bevande alcooliche, trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio, dichiarazione infedele o omessa dichiarazione, emissione di fatture per operazioni inesistenti, abuso d’ufficio e falsita’ ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.

Il gruppo aveva base tra Napoli e Caserta e ramificazioni tra Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Toscana, e Veneto, nonche’ in Bulgaria, Slovacchia Germania, Inghilterra, Olanda, Slovenia, Azerbaijan e Serbia.

In totale erano 15 i componenti della banda, al vertice della quale c’erano un Casertano e un Avellinese.

Tra il 2017-2018 la banda ha potuto contare su una fitta rete di commercianti compiacenti, tra i quali titolari di depositi con sede in Italia e all’estero, e ha potuto dare vita a una serie di operazioni di importazione di ingenti volumi di alcool etilico e di superalcoolici (quali vodka, rum, whisky), evadendo accise, Iva, e imposte dirette per oltre 20 milioni di euro, e inondando il mercato con 4,3 milioni di litri di prodotto di contrabbando venduto in nero in Italia ma anche nel Nord europa.

Intercettazioni telefoniche e ambientali, acquisizioni documentali e indagini finanziarie hanno permesso di comprendere che erano quattro i sistemi di frode che la banda utilizzava. Il primo era quello delle false esportazioni verso paesi extraeuropei.

Il prodotto inviato da depositi comunitari in sospensione di imposta veniva fatto transitare in depositi italiani e apparentemente era destinato a essere importato a paesi non europei con documento elettronico che, grazie a un funzionario di un complice, veniva chiuso nonostante la merce in realta’ venisse commercializzata in Italia.

Il secondo metodo era quello del duplice trasporto con lo stesso documento di accompagnamento elettronico.

Inoltre, grazie alla disponibilita’ di alcuni depositi tra Roma, Grosseto e Brescia, per alcune quantita’ di prodotto si poteva attestare falsamente attraverso il sistema Emcs dell’Agenzia delle Dogane la ricezione di prodotti in sospensione di imposta che poi erano venduti in nero.

Infine c’era l’utilizzo fraudolento della procedura di riserva, cioe’ si utilizzava una procedura che si attiva solo se il sistema telematico di tracciamento del prodotto con sospensione di imposta sta non funziona. Alcuni conti correnti a Malta venivano utilizzati per riciclare i guadagni accumulati e denaro contante erano utilizzate allo stesso scopo per investimenti immobiliari, ristrutturazioni di edifici e acquisti di beni di lusso auto e yacht.

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